il mio progetto per tornare umana

Fuori dallo schermo non ci sono filtri.
Nel mondo virtuale è tutto rosa, perfetto, con i lustrini. Sorridono tutti. Hanno case pulite, viaggi meravigliosi, figli che non piangono mai. Tutto è “guarda come sono felice”.
Poi spegni il telefono e sei nella tua cucina, con le bollette sul tavolo, il corpo che fa male, i pensieri che girano. E ti senti sbagliata. Come se fossi l’unica a non farcela.
Io ci sono stata dentro fino al collo. A correre, a pensare troppo, a fare troppo e sempre di più, a inseguire tutto.
E il mio corpo, un giorno, mi ha detto basta.
La mia storia, senza lustrini.
Otto anni fa un tumore al seno. Parola che ti spacca a metà. Poi chemio, radio, cure ormonali per anni. Cure che mi hanno salvato la vita, sì, ma che mi hanno anche devastata pezzo per pezzo. Nonostante tutto non mi sono mai fermata ho sempre continuato a pensare tutto al lavoro, alla famiglia, al senso del dovere.
L’anno scorso ho dovuto togliere utero e ovaie. E poi, come se non bastasse, apatia, perdita di peso, depressione, un nuovo intervento per un laparocele.
Un corpo che non riconoscevo più. Una testa piena di pensieri brutti.
Io sono convinta di una cosa – è la mia convinzione, quello che sento nel mio cuore – che quella vita frenetica, quei pensieri che non si fermavano mai, quel dover essere sempre accesa, sempre connessa, sempre attenta alle esigenze e alle richieste di tutti, sempre a correre dietro a un progresso che ci vuole perfette e veloci, mi abbia ammalata dentro prima ancora che fuori.
Forse non è scientifico. Ma è quello che ho sentito.
Ho capito che mi dovevo fermare. E ascoltarmi. Per la prima volta davvero.
Fermarmi non è stato facile. Quando sei abituata a correre, quando dai più importanza al dovere, al prossimo, alle esigenze di tutti e per ultimo le tue, fermarti ti sembra morire. Invece era l’inizio della cura.
Mi sto curando, seguendo i medici, un giorno alla volta. Ma stavolta parto da me. Da ciò che mi fa stare bene, non da ciò che devo dimostrare agli altri.
E ciò che mi fa stare bene è tornare alla realtà. A quella vera.
La realtà è il profumo del caffè la mattina. È impastare il pane e sporcarsi le mani. È un gomitolo che si aggroviglia e lo devi sciogliere con pazienza. È un punto che cade e lo devi riprendere. Non è veloce. Non è perfetto. Ma è vero.
Tornare umani deve essere un progetto di vita.
Non un hobby del fine settimana. Un progetto.
Perché ci hanno tolto i tempi umani. Ci hanno detto che se non produci veloce non vali. Se non sei online non esisti. Se non sei perfetta non sei amata.
È una bugia enorme.
La vita vera è l’opposto:
È costruire giorno dopo giorno, non comprare tutto e subito.
È vivere le giornate storte, non solo fotografare quelle belle.
È condividere un piatto, un lavoro, un tempo, non solo un like.
Tornare alla manualità, alla calma, non è nostalgia da vecchi. È l’unico futuro che ci può salvare. È tornare a essere umani.
I miei lavori non saranno mai perfetti. E finalmente ne sono felice.
I miei capi hanno un punto un po’ più largo, uno più stretto. A volte sbaglio un colore. A volte disfo tutto e ricomincio.
Prima mi sarei vergognata. Ora no.
Perché non sono fatti per una vetrina. Sono fatti con il cuore, con le mani, un punto dopo l’altro, fatti con amore. E l’amore non è mai perfetto, ma è l’unica cosa che resta.
Quando Elisa indosserà la sua copertina, non vedrà se un punto è imperfetto. Sentirà solo che è morbida. Che l’ha fatta sua nonna mentre imparava di nuovo a volersi bene.
E questo, credetemi, vale più di qualsiasi lustrino visto su uno schermo.
Se anche tu senti che la vita fuori dallo schermo è diventata troppo pesante, troppo veloce, troppo finta, voglio dirti una cosa:
Spegni mezz’ora. Prendi in mano qualcosa di vero. Lana, legno, terra, farina. Qualsiasi cosa.
Non devi fare un capolavoro. Devi solo tornare a sentire le tue mani. E piano piano, tornerai a sentire anche il tuo cuore.
Questo è il mio progetto di vita. E questo è nonnafausta.it.
Non un negozio perfetto. Ma un angolo reale, dove le cose imperfette sono le più preziose.
Con amore e con verità,
Fausta

Quello che racconto è la mia esperienza personale. Mi sto curando con i miei medici e il loro aiuto è fondamentale. Se state attraversando un momento difficile, di malattia o di ombra, parlatene sempre con chi vi cura e con chi vi ama. Le mani e la lana aiutano il cuore, ma non sostituiscono le cure. Chiedere aiuto è il primo gesto d’amore verso se stesse.
