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Non si guarisce in un giorno, ma si lavora un punto alla volta

    il mio maglioncino per Elisa

    C’è una bugia che si racconta spesso online: l’idea che per creare qualcosa di bello si debba per forza stare bene, o che trovare una passione sia la cura magica e definitiva contro la depressione.

    La realtà, quella che vivo ogni giorno tra le mura di casa mia, è diversa. Io non sono ancora guarita. La depressione è una presenza costante con cui convivo, una nebbia che non se ne va con un colpo di spugna. Eppure, in questo presente sospeso, c’è qualcosa che mi tiene ancorata a terra: il ticchettio metodico dei miei ferri da calza e l’attesa, immensa e dolcissima, della mia nipotina Elisa.

    Questo maglioncino che vedete non è il trofeo di una battaglia vinta, ma il diario di bordo della mia resistenza quotidiana.

    La scheda tecnica: dare forma all’attesa

    Quando la mente tende a scivolare nel vuoto, la precisione della maglia mi costringe a rimanere qui, nel presente. Contare le maglie, calcolare le proporzioni e gestire la tensione del filo sono esercizi di pura presenza mentale.

    • Il Filato: Ho utilizzato Lawinia Colorish (un filato di categoria 3 Light) 100 grammi Color 039. Le sue sfumature racchiudono un piccolo arcobaleno personale — dal rosa acceso al lilla, fino al verde menta. È una transizione cromatica che porta luce sul tavolo da lavoro anche nelle giornate più grigie.
    • La Costruzione: Il corpo del maglioncino è caratterizzato da uno scollo squadrato pulito, rifinito interamente a punto legaccio nella parte del torace, mentre il corpo lavorato interamente a maglia rasata. Per facilitare il momento del cambio (chi ha a che fare con i neonati sa quanto sia fondamentale la praticità), ho inserito una doppia apertura sulle spalle chiusa da piccoli bottoni in legno naturale.
    • Le Maniche a Palloncino: Ho voluto dare un volume morbido e giocoso alle maniche, che si stringono poi delicatamente sui polsi con un bordo a coste elasticizzato, per lasciare Elisa libera di muoversi e scoprire il mondo.

    Creare nel presente, senza aspettare che sia perfetto

    Lavorare a maglia durante questa attesa non cancella la mia fatica quotidiana, ma le dà una direzione. Ogni punto sul ferro è una scelta consapevole. È la decisione di dedicare del tempo alla cura — verso Elisa, che presto stringerò tra le braccia, e verso me stessa, che attraverso questi fili colorati cerco di ritrovare il mio baricentro.

    Non serve essere “guariti” o perfetti per creare qualcosa di straordinario. A volte basta semplicemente sedersi, prendere in mano i ferri e decidere di fare il prossimo punto. Poi quello dopo.

    Un passo alla volta. Un punto alla volta.

    E voi, lettori del mio blog? C’è un’attività, un piccolo rito quotidiano o un progetto manuale che vi aiuta a ritrovare la bussola nei momenti difficili? Raccontatemi la vostra esperienza nei commenti: leggervi è, per me, un altro modo prezioso per sentirmi meno sola in questo percorso.